Postura corretta con scrivania assis-debout: come regolarla
Alternare più volte nella giornata la posizione seduta e quella in piedi è un’indicazione diffusa per limitare la postura statica prolungata, anche se le fonti consultate non quantificano il beneficio. Il beneficio dipende dal cambiamento ripetuto di posizione più che dalla sola posizione eretta. Secondo Punto Informatico (2020), è consigliabile alternare più volte nel corso della giornata la posizione seduta e quella in piedi.
Perché la scrivania assis-debout aiuta la postura
Alternanza del carico sulla colonna lombare
Restare seduti a lungo mantiene il tronco quasi fermo, con la muscolatura paravertebrale impegnata a sostenerlo senza interruzioni. Passare alla posizione eretta modifica l’appoggio del bacino e la curvatura lombare, e interrompe lo stesso sforzo muscolare. Il vantaggio è quindi legato all’alternanza posturale, cioè al fatto che la schiena non resta in un unico assetto.
Pressione sui dischi intervertebrali da seduti e in piedi
Il carico sui dischi intervertebrali lombari cambia con la postura, ma le fonti consultate non permettono di stabilire quale posizione lo riduca. In piedi il carico si distribuisce diversamente, ma restare fermi nella stessa posizione per molto tempo non è neutro: affatica la schiena e le gambe. Le fonti consultate non riportano valori misurati di pressione discale, quindi non è possibile quantificare la differenza.
| Parametro | Da seduti | In piedi fermi |
|---|---|---|
| Carico lombare | Concentrato con tronco flesso in avanti | Distribuito diversamente, affaticamento se prolungato |
| Pressione sui dischi | Varia con la postura, dati non disponibili nelle fonti | Varia con la postura, dati non disponibili nelle fonti |
| Circolazione arti inferiori | Ridotta dall’immobilità delle gambe | Dipende dalla contrazione dei polpacci |
Effetti sulla circolazione degli arti inferiori
Da seduti, la muscolatura del polpaccio resta inattiva e il ritorno venoso dal piede e dalla gamba è meno sostenuto. In piedi fermi, il ritorno venoso resta comunque limitato se non c’è movimento. Introdurre piccoli spostamenti del peso da un piede all’altro aiuta a mantenere attiva la circolazione delle gambe.

Come regolare la scrivania da seduti
Per regolare correttamente una scrivania, conviene seguire un ordine preciso: prima la seduta, poi l’altezza del piano, quindi i piedi e infine lo spazio sotto il tavolo. Regolare il piano per primo costringe quasi sempre a correzioni successive, perché l’altezza del piano dipende dalla posizione del busto e delle braccia. La procedura vale per chi usa un videoterminale in modo sistematico. Secondo il D.Lgs. 81/2008 (art. 173), è «lavoratore» videoterminalista chi lo usa per almeno venti ore settimanali (testo-unico-sicurezza.com, 2008).
Sequenza di regolazione
| Ordine | Elemento | Come procedere |
|---|---|---|
| 1 | Sedile | Regoli l’altezza della seduta e l’inclinazione dello schienale, in modo che la schiena sia appoggiata e il bordo anteriore della seduta non prema sulle cosce. |
| 2 | Altezza del piano | Con le braccia lungo il corpo e gli avambracci appoggiati, la zona di digitazione deve trovarsi all’altezza dei gomiti. |
| 3 | Piedi | Appoggi entrambi i piedi a terra. Se per raggiungere l’altezza dei gomiti il sedile deve restare alto e i piedi non toccano il pavimento, usi un poggiapiedi. |
| 4 | Spazio libero sotto il piano | Lasci libera l’area delle ginocchia e delle gambe, senza cassetti, cavi o basi che limitino il movimento. |
Verifiche dopo la regolazione
Dopo aver impostato i quattro elementi, si siede con la schiena appoggiata e controlla due aspetti. Le cosce non devono sentire pressione del bordo della seduta, e le ginocchia devono poter muoversi liberamente sotto il piano. Se una delle due condizioni non è soddisfatta, conviene ripetere il passo 1, perché la seduta è la variabile che cambia tutte le altre misure.
L’Allegato XXXIV del D.Lgs. 81/2008 fissa i requisiti minimi per sedile, schermo e piano di lavoro.
Come regolare la scrivania in piedi
Per regolare la scrivania in posizione eretta, porti il piano in modo che la tastiera sia all’altezza dei gomiti, con le braccia a 90°, e lo schermo all’altezza degli occhi; poi controlli come il peso si distribuisce sul corpo. Il carico deve essere ripartito in modo peso distribuito su entrambi i piedi, con appoggio uniforme tra avampiede e tallone. Va evitato di scaricare tutto il peso su una gamba o di appoggiare un fianco sul bordo del piano, perché questo sposta l’asse del corpo e aumenta la tensione su un solo lato. Un cambio periodico dell’appoggio, spostando il peso da un piede all’altro, riduce il carico prolungato sulla stessa zona.
Il secondo controllo riguarda le ginocchia. Devono restare ginocchia non bloccate: mantenerle in una posizione morbida e naturale, senza spingerle in iperestensione. Una leggera flessione, mai forzata, permette alla postura di restare stabile senza irrigidire l’intera gamba.
Il terzo elemento è l’appoggio a terra. Un tappetino antifatica posizionato sotto la zona di lavoro consente di stare in piedi con una superficie più morbida rispetto al pavimento rigido. Il tappetino deve essere posizionato in modo che entrambi i piedi vi poggino completamente, senza che un bordo sporga sotto la scrivania o venga calpestato di lato. Anche le calzature incidono sulla stabilità: scelga calzature con tallone contenuto e suola stabile. Se necessario, può essere utile una soletta di supporto.
Per la verifica finale, si proceda così:
- Si posizioni davanti alla scrivania con i piedi alla larghezza delle spalle.
- Si controlli che la schiena sia dritta, con orecchio, spalla, anca e caviglia allineati su un’unica linea verticale.
- Si verifichi che le spalle siano rilassate e non sollevate verso l’alto.
- Si ripetano i controlli su peso, ginocchia e appoggio dopo qualche minuto, perché la postura tende a cambiare durante la giornata.
| Controllo | Cosa verificare | Correzione se necessaria |
|---|---|---|
| Distribuzione del peso | Carico uguale su entrambi i piedi | Riequilibrare il peso e spostarsi sull’altro piede |
| Ginocchia | Morbide, non bloccate | Allentare la tensione e mantenere una leggera flessione |
| Tappetino | Copre tutta la zona di appoggio | Riposizionare il tappetino sotto entrambi i piedi |
| Schiena | Dritta e allineata | Riportare il bacino in asse, senza inclinare il busto |
| Spalle | Rilassate, non sollevate | Abbassare le spalle e rilassare collo e braccia |
Ogni quanto conviene cambiare posizione?
Non esiste un intervallo unico e valido per tutti. Le indicazioni disponibili differiscono per precisione: una rivista di arredamento propone un riferimento temporale, mentre un sito di informazione tecnica raccomanda alternanze frequenti senza indicare orari. Conviene partire da un riferimento e correggerlo in base a come si sente il proprio corpo.
Il riferimento di circa 30 minuti
Cose di Casa (2020) suggerisce di cambiare postura circa ogni 30 minuti, «se possibile», utilizzando una scrivania sit/stand con piano regolabile. La fonte non presenta questo intervallo come obbligo né come soglia medica. La clausola «se possibile» indica che la frequenza dipende dalle mansioni e dall’organizzazione del lavoro, che non sempre consentono di interrompere un compito ogni mezz’ora.
Un’indicazione generica senza intervalli
Senza intervalli precisi, l’indicazione stabilisce un principio: la varietà dei cambi conta più di un orario fisso. Se non dispone di un piano regolabile, può applicare lo stesso principio distribuendo i cambi lungo la giornata, ad esempio in occasione di una telefonata o di uno spostamento tra due stanze.
Adattare la frequenza alla fatica percepita
Il riferimento temporale è un punto di partenza, non una regola fissa. I segnali che indicano di anticipare il cambio sono la rigidità di collo o schiena, la pesantezza alle gambe in posizione eretta e l’affaticamento di occhi e spalle. Se questi sintomi compaiono prima dei 30 minuti, accorci l’intervallo. Se la postura resta comoda più a lungo, il cambio può essere rimandato senza forzature.
| Fonte | Indicazione | Precisione |
|---|---|---|
| Cose di Casa (2020) | Circa ogni 30 minuti, «se possibile» | Intervallo indicativo |
Cosa dice la normativa italiana sul videoterminale?
La disciplina del lavoro al videoterminale è contenuta nel D.Lgs. 81/2008, Titolo VII. Secondo il testo normativo riprodotto da testo-unico-sicurezza.com (2008), la qualifica di lavoratore videoterminalista dipende dall’intensità dell’uso: rientra in questa categoria chi utilizza un videoterminale in modo sistematico per almeno venti ore settimanali. La verifica va quindi fatta sull’orario effettivo di utilizzo, non sulla mansione dichiarata.
| Elemento | Previsione normativa | Riferimento |
|---|---|---|
| Soglia di utilizzo | Uso sistematico per almeno 20 ore settimanali | Art. 173, D.Lgs. 81/2008 |
| Pausa | 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo | Art. 175, D.Lgs. 81/2008 |
| Requisiti minimi | Sedile, schermo e piano di lavoro conformi all’Allegato XXXIV | Allegato XXXIV, D.Lgs. 81/2008 |
La pausa obbligatoria
L’art. 175 prevede una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo al videoterminale. La regola si applica in assenza di disposizioni contrattuali specifiche: se il contratto collettivo applicato stabilisce un regime diverso, va verificato caso per caso. In caso di dubbi o controversie, ci si può rivolgere al sindacato, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o a un consulente del lavoro.
I requisiti minimi dell’Allegato XXXIV
Il datore di lavoro deve garantire i requisiti minimi dell’Allegato XXXIV, che riguardano sedile, schermo e piano di lavoro. La pagina consultata non riporta il dettaglio tecnico di tali requisiti, quindi per i valori specifici è necessario fare riferimento al testo integrale dell’allegato.

Monitor, tastiera e mouse: le altezze giuste
Per allestire la postazione conviene procedere in quest’ordine: prima lo schermo, poi la tastiera, infine il mouse. Lo schermo determina la direzione dello sguardo e quindi l’inclinazione della testa, e il resto della postazione va adattato di conseguenza. Le indicazioni di Punto Informatico (3 dicembre 2020) descrivono la postura di riferimento per il lavoro alla scrivania.
Schermo
Posizioni lo schermo all’altezza degli occhi, in modo che lo sguardo sia diritto e la testa resti in posizione naturale. Se lo schermo è più basso, la testa si piega in avanti; se è più alto, si inclina all’indietro. Entrambe le condizioni vanno evitate, perché il collo deve mantenersi in asse durante tutta la sessione.
Tastiera e mouse
Collochi la tastiera all’altezza dei gomiti, con le braccia a 90°. Il mouse va posto alla stessa altezza della tastiera e il più vicino possibile, così da evitare allungamenti del braccio ripetuti.
Angolo del polso
Durante la digitazione, mantenga il polso non eccessivamente flesso, né verso l’alto né verso il basso. Se il polso tende a piegarsi, controlli anzitutto che la tastiera si trovi all’altezza dei gomiti.
| Elemento | Posizione indicata | Fonte |
|---|---|---|
| Schermo | All’altezza degli occhi, testa né china né inclinata all’indietro | Punto Informatico (3 dicembre 2020) |
| Tastiera | All’altezza dei gomiti, con braccia a 90° | Punto Informatico (3 dicembre 2020) |
| Polso | Non eccessivamente flesso durante la digitazione | Punto Informatico (3 dicembre 2020) |
Pause e stretching in smart working
Le pause attive interrompono la posizione statica prolungata davanti allo schermo. Non sostituiscono le altre pause, ma le integrano. Gli esercizi seguenti richiedono solo lo spazio di una stanza e nessun attrezzo. Ogni movimento va eseguito con lentezza e senza dolore: se un gesto provoca fastidio, lo si interrompe e non lo si ripete. Se dolore, formicolio o intorpidimento persistono o peggiorano, o se compaiono debolezza o dolore che si irradia a braccia o gambe, ci si rivolga al medico; se i sintomi sono improvvisi o intensi, lo si faccia subito.
Mobilità di collo e spalle davanti al monitor
| Movimento | Esecuzione |
|---|---|
| Rotazione del capo | Ruoti lentamente la testa verso destra e poi verso sinistra, fermandosi al punto di comodo. |
| Inclinazione laterale | Porti l’orecchio verso la spalla senza sollevarla, poi alterni il lato. |
| Retrazione del mento | Scivoli il mento all’indietro mantenendo lo sguardo orizzontale, come per allungare la nuca. |
| Rotazione delle spalle | Ruoti le spalle in avanti e indietro con ampiezza ridotta. |
| Apertura del petto | Intrecci le dita dietro la schiena, allarghi le scapole e sollevi leggermente lo sterno. |
Stretching dei flessori dell’anca dopo lunghe sedute
Dopo periodi prolungati da seduti, i flessori dell’anca restano in posizione raccolta. Per allungarli, si può procedere così:
- Si stia in piedi accanto alla scrivania, appoggiando una mano al piano per l’equilibrio.
- Si faccia un passo avanti con una gamba, piegando leggermente il ginocchio anteriore.
- Si sposti il bacino in avanti mantenendo il busto eretto.
- L’allungamento si percepisce nella parte anteriore dell’anca della gamba posteriore.
- Si mantenga la posizione per alcuni respiri lenti, poi si cambi lato.
Pause attive lontano dalla postazione
Alzarsi dalla postazione aiuta a interrompere la posizione seduta, anche quando la pausa è breve. Alcune azioni semplici sono:
- Spostarsi in un’altra stanza, ad esempio per prendere acqua.
- Camminare lentamente, senza una meta precisa.
- Salire qualche gradino, se presenti in casa.
- Eseguire gli esercizi per collo e spalle in piedi, lontano dallo schermo, per cambiare anche il punto di vista.
Lo standing desk previene davvero il mal di schiena?
Le fonti consultate non dimostrano che il piano regolabile riduca da solo il mal di schiena. Il dispositivo cambia la postura di lavoro, ma nelle pagine esaminate non compare alcuno studio clinico che misuri un calo del dolore. Su questo punto il quadro resta incerto: il beneficio dichiarato è indiretto e legato all’alternanza delle posizioni.
Evidenza disponibile e suoi limiti
Cose di Casa (10 aprile 2020) presenta la scrivania sit/stand come strumento per cambiare postura, ma non riporta risultati sul dolore.
| Aspetto | Cosa riportano le fonti consultate |
|---|---|
| Riduzione del dolore | Nessuno studio clinico citato; nessun calo del mal di schiena quantificato |
Stare in piedi a lungo può affaticare la schiena
Restare fermi in piedi per periodi prolungati può affaticare la zona lombare, come qualsiasi postura mantenuta a lungo. Per questo le fonti consultate non propongono di lavorare sempre in piedi. Le pagine non indicano una durata massima oltre la quale la posizione in piedi diventa controproducente.
Ruolo di complemento, non di sostituto
Il piano regolabile integra il movimento, non lo sostituisce. Cambiare posizione non equivale a interrompere il lavoro al videoterminale. L’art. 175 del D.Lgs. 81/2008 prevede, in assenza di disposizioni contrattuali specifiche, una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo: è un diritto distinto dal semplice cambio di postura (testo-unico-sicurezza.com, 2008).
Domande frequenti
Come capisco se la scrivania è regolata correttamente in posizione eretta?
Con la scrivania in piedi, la tastiera deve trovarsi all’altezza dei gomiti, con le braccia a 90° e il polso non eccessivamente flesso. Lo schermo va posto all’altezza degli occhi, senza inclinare la testa in avanti o all’indietro, secondo Punto Informatico (2020). Le fonti consultate non fissano un’altezza specifica per la posizione eretta, quindi questi riferimenti valgono come punto di partenza.
Con quale frequenza devo cambiare posizione durante la giornata?
Punto Informatico (2020) consiglia di alternare più volte la posizione seduta e quella in piedi, senza indicare intervalli precisi. Cose di Casa (2020) suggerisce di cambiare postura circa ogni 30 minuti, «se possibile». La pausa dal videoterminale prevista dall’art. 175 del D.Lgs. 81/2008 (15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo) è un diritto distinto: non sostituisce il cambio di postura e, in presenza di un contratto collettivo con regole diverse, va verificata con il sindacato o il consulente del lavoro.
Quando devo rivolgermi al medico per fastidi legati alla postura?
Consulti il medico se dolore, formicolio o intorpidimento persistono o peggiorano, oppure se compaiono debolezza o dolore irradiato a braccia o gambe. Se i sintomi sono improvvisi o intensi, cerchi un parere medico subito, senza attendere che il fastidio passi da solo.