Il rapporto dell’EU-OSHA (2021) sulle posizioni in piedi forzate per periodi prolungati descrive effetti sulla salute legati a questa condizione. Il rapporto indica di tarare la valutazione dei rischi e la prevenzione sulle esigenze individuali e di ridurre il tempo trascorso in piedi. Le fonti ufficiali consultate non precisano valori soglia per il singolo individuo in questo contesto, quindi la valutazione deve partire dalle caratteristiche della persona e dalle mansioni svolte.
Stare in piedi a lungo stanca perché il corpo mantiene una postura eretta senza alternare contrazione e rilassamento muscolare. Il sangue tende a ristagnare nelle gambe, i muscoli posturali restano attivi in modo continuo e il carico si distribuisce in modo diverso rispetto al cammino. Di seguito sono descritti i meccanismi principali, distinguendo tra carico statico e carico dinamico.
Perché stare in piedi a lungo stanca?
Ristagno venoso e circolazione nelle gambe
Il ritorno del sangue dagli arti inferiori verso il cuore dipende in gran parte dalla contrazione dei muscoli del polpaccio, che agiscono come una pompa muscolare. Le vene delle gambe contengono valvole che impediscono il reflusso del sangue verso il basso, ma queste valvole funzionano bene solo se il sangue viene spinto verso l’alto dal movimento muscolare.
Con la postura eretta immobile la pompa non si attiva. Per effetto della gravità il sangue si accumula nelle vene di caviglie, piedi e polpacci, con sensazione di pesantezza, gonfiore a fine giornata e affaticamento delle gambe. Questo fenomeno, il ristagno venoso, è uno dei meccanismi fisiologici della fatica da stazione eretta prolungata.
Muscoli posturali sottoposti a carico statico
Il carico statico è una contrazione mantenuta nel tempo senza variazione significativa della lunghezza del muscolo e senza spostamento dell’articolazione. Nella stazione eretta sono coinvolti in particolare i muscoli della schiena, i glutei, i muscoli della coscia e del polpaccio, che stabilizzano bacino, ginocchia e colonna vertebrale.
Una contrazione mantenuta comprime i vasi sanguigni intramuscolari e riduce il flusso di ossigeno verso le fibre contratte. I prodotti del metabolismo si accumulano più rapidamente, e la fatica muscolare compare anche in presenza di uno sforzo apparentemente minimo. Per questo motivo chi lavora in piedi per molte ore consecutive può avvertire dolore lombare e tensione dei muscoli dorsali.
Differenza tra carico statico e carico dinamico
La differenza tra i due tipi di carico incide direttamente sulla fatica percepita e sulla circolazione. Nel carico dinamico il muscolo si contrae e si rilassa in alternanza, e ogni rilassamento favorisce il riempimento dei vasi e il ritorno venoso.
| Caratteristica | Carico statico | Carico dinamico |
|---|---|---|
| Tipo di contrazione | Mantenuta, senza spostamento dell’articolazione | Alternata tra contrazione e rilassamento |
| Flusso sanguigno nel muscolo | Ridotto durante la contrazione | Sostenuto dal ritmo di contrazione e rilassamento |
| Ritorno venoso dalle gambe | Ostacolato dall’assenza di attivazione del polpaccio | Favorito dall’attivazione della pompa muscolare |
| Esempio alla postazione | Restare fermi in piedi davanti al piano di lavoro | Camminare o spostarsi tra le postazioni |

Cos’è un tappetino antifatica?
Un tappetino antifatica è un supporto da pavimento da posizionare sotto i piedi, nell’area in cui si lavora in piedi. Non corregge la postura e non sostituisce una postazione regolabile: serve a rendere più sopportabile la stazione eretta quando non è possibile ridurla.
Il tappetino è indicato come misura complementare quando la posizione in piedi non può essere evitata.
Struttura del tappetino
Un tappetino di questo tipo è composto da tre elementi con funzioni distinte:
| Elemento | Funzione |
|---|---|
| Superficie superiore | Piano di appoggio dei piedi, che deve garantire una presa stabile e limitare lo scivolamento. |
| Strato di schiuma | Attenua parte del carico ripetuto sulla pianta del piede durante la stazione eretta prolungata. |
| Base | Mantiene il tappetino fermo sul pavimento durante i piccoli spostamenti. |
Le fonti ufficiali consultate non precisano dimensioni o composizione standard di questi strati, quindi la descrizione resta funzionale.
Impiego sul pavimento della postazione
Il tappetino va collocato nell’area in cui si resta fermi, davanti al piano di lavoro, e non lungo i percorsi di passaggio. Il pavimento sotto deve essere piano.
Per la distribuzione del tempo di lavoro, PuntoSicuro (2022) riporta una ripartizione indicativa di circa 30% in piedi, 60% seduti e 10% camminando o muovendosi.
Il tappetino va considerato in base alla durata effettiva della stazione eretta di ciascuna persona.
Il tappetino basta a prevenire il mal di schiena?
No. Il tappetino antifatica è una misura complementare e non sostituisce la riduzione del tempo passato in piedi. Secondo PuntoSicuro (2022), i tappetini antifatica sono indicati insieme alle solette imbottite quando non si può evitare la posizione in piedi, ma non come sostituti di tale riduzione. Il tappetino agisce sulla superficie di appoggio, mentre le fonti raccomandano di ridurre il tempo trascorso in piedi.
Per gli effetti specifici sulla zona lombare in postura statica, le fonti ufficiali consultate non precisano se e in quale misura un tappetino modifichi il carico della regione lombare. Non è quindi possibile attribuirgli un effetto preventivo documentato su quella zona.
| Misura | Ruolo indicato dalle fonti |
|---|---|
| Riduzione del tempo in piedi | Raccomandata da EU-OSHA (2021) |
| Tappetino antifatica | Misura complementare (PuntoSicuro, 2022) |
| Solette imbottite | Misura complementare (PuntoSicuro, 2022) |
Il tappetino va quindi valutato come un elemento di un insieme di misure, da adattare alla propria situazione lavorativa, e non come soluzione autonoma al mal di schiena.
Quanto tempo in piedi è troppo?
Il lavoro in piedi è considerato prolungato quando supera un’ora continuativa oppure quattro ore complessive nell’arco della giornata. Secondo PuntoSicuro (2022), questa è la soglia indicata, riportata da un articolo specializzato e non verificata sul documento INL originale. Le soglie non sostituiscono però una valutazione personale, perché la stessa durata può pesare in modo diverso a seconda della persona e del tipo di attività.
| Criterio | Soglia | Fonte |
|---|---|---|
| Durata continuativa in piedi | oltre 1 ora | PuntoSicuro (2022) |
| Durata complessiva nella giornata | oltre 4 ore | PuntoSicuro (2022) |
Soglia di un’ora continuativa
Il superamento di un’ora senza interruzioni è il primo segnale di un lavoro in piedi prolungato. Per restare sotto questa soglia, il metodo più semplice è impostare un promemoria sul computer o sullo smartphone e interrompere la sequenza con uno spostamento breve, come un cambio di postura o qualche passo nell’ambiente di lavoro. Contano sia la durata del singolo blocco sia il totale giornaliero in piedi; PuntoSicuro (2022) indica inoltre l’importanza di una pausa breve per muoversi ogni 30 minuti.
Soglia di quattro ore complessive
Questo criterio somma tutto il tempo trascorso in piedi nella giornata, anche se distribuito in blocchi brevi. Ad esempio, tre sessioni da 90 minuti danno un totale di 4 ore e 30 minuti, quindi superano la soglia pur non violando quella di un’ora continuativa. Per verificarlo, Le conviene annotare per alcuni giorni lavorativi le durate di ogni sessione e sommarle.
Valutazione individuale del rischio (EU-OSHA, 2021)
EU-OSHA (2021) ha pubblicato un rapporto sulle posizioni in piedi forzate per periodi prolungati, con effetti sulla salute e indicazioni di buone pratiche. Il rapporto invita a tarare la valutazione dei rischi e la prevenzione sulle esigenze individuali e a ridurre il tempo in piedi. Le due soglie vanno quindi intese come punti di riferimento, non come limiti universali. Un percorso pratico può seguire questi passaggi:
- annotare le sessioni in piedi e la loro durata continuativa;
- confrontare i totali giornalieri con le soglie di un’ora e di quattro ore;
- se compaiono dolore, gonfiore o formicolio alle gambe o alla schiena, interrompere la posizione e rivolgersi al medico; in caso di gonfiore improvviso o dolore intenso a una sola gamba, chiedere assistenza medica urgente;
- adattare durata e pause alle proprie condizioni, eventualmente con il medico competente aziendale, se presente.
Come scegliere spessore, materiale e misura
La scelta di un tappetino antifatica può basarsi su tre parametri pratici da verificare nella scheda tecnica del prodotto (le fonti ufficiali consultate non danno criteri specifici): spessore, materiale con relativa superficie antiscivolo e dimensioni rispetto allo spazio disponibile.
Spessore e densità
Lo spessore va letto in millimetri sulla scheda del produttore, insieme al dato sulla densità del materiale, quando dichiarato. Un tappetino più spesso non è automaticamente più confortevole. Un materiale troppo morbido può cedere sotto il peso e rendere instabile l’appoggio, mentre uno troppo rigido può risultare poco adatto a chi sta in piedi a lungo. Il criterio pratico è verificare che il piano resti stabile quando si sposta il peso da un piede all’altro.
Materiali e superficie antiscivolo
Tra i materiali comunemente impiegati figurano gomma e schiume poliuretaniche. Controllate che la faccia superiore sia dichiarata antiscivolo e che il lato inferiore non scorra sul pavimento. Un tappetino che si sposta durante i movimenti aumenta il rischio di scivolamento, anche se il materiale è di buona qualità.
Dimensioni in base allo spazio della postazione
Misurate l’area davanti alla scrivania in cui vi posizionate in piedi, tenendo conto della sedia, del passaggio e dello spazio necessario per cambiare posizione. Il tappetino deve coprire la zona di appoggio dei piedi senza impedire lo spostamento del peso. Le dimensioni vanno scelte in funzione della statura e del modo in cui lavorate.
| Criterio | Cosa verificare | Motivo |
|---|---|---|
| Spessore | Valore in millimetri indicato dal produttore | Confronto oggettivo tra modelli |
| Densità | Dato dichiarato dal produttore, se presente | Stabilità e cedevolezza del piano |
| Superficie | Trattamento antiscivolo dichiarato | Sicurezza di appoggio |
| Lato inferiore | Presenza di base antiscivolo | Riduzione degli scorrimenti |
| Dimensioni | Area di appoggio disponibile davanti alla scrivania | Spazio per cambiare posizione |

Come regolare la postazione in piedi
Una postazione in piedi funziona quando piano di lavoro, schermo e periferiche sono allineati tra loro e con il corpo. Il punto di partenza è l’altezza del piano: deve consentire di tenere i gomiti piegati e gli avambracci approssimativamente paralleli al piano, con le spalle rilassate. Se il piano è troppo alto, le spalle si sollevano; se è troppo basso, il busto tende a inclinarsi in avanti. Prima di regolare schermo e periferiche, conviene quindi fissare l’altezza del piano.
Altezza del piano rispetto ai gomiti
Con le braccia lungo il corpo, misuri l’altezza del gomito dal pavimento. Il piano di lavoro dovrebbe trovarsi in prossimità di questo valore, così che la digitazione avvenga senza sollevare le spalle. Se il piano non è regolabile, verifichi la posizione con la tastiera appoggiata prima di decidere se usare un supporto rialzato o un piano differente.
Altezza e distanza dello schermo
Il bordo superiore dello schermo va posizionato in prossimità della linea degli occhi, oppure poco sotto, in modo che lo sguardo scenda leggermente senza piegare il collo. Lo schermo deve trovarsi a una distanza di lettura confortevole, tale da non costringerLa a protendersi in avanti. Se il testo risulta difficile da leggere, è preferibile aumentare la dimensione del carattere anziché avvicinare lo schermo. Con due schermi, mantenere la stessa altezza evita torsioni ripetute del collo.
Posizione di tastiera e mouse
Tastiera e mouse vanno collocati davanti al corpo, in modo che le braccia restino vicine al busto. Il mouse deve trovarsi sulla stessa superficie della tastiera, senza richiedere di allungare il braccio lateralmente. I polsi in linea con gli avambracci evitano che il polso si pieghi verso l’alto o verso il basso durante la digitazione. Un eventuale supporto per il polso serve a riposare la mano tra una digitazione e l’altra e non a sostenere il peso durante la scrittura.
| Elemento | Posizione corretta | Segnale di errore |
|---|---|---|
| Piano di lavoro | Gomiti piegati, avambracci approssimativamente paralleli al piano | Spalle sollevate o busto inclinato in avanti |
| Bordo superiore dello schermo | In prossimità della linea degli occhi o poco sotto | Collo inclinato in avanti o in alto per leggere |
| Distanza dello schermo | Lettura confortevole, senza protendersi | Necessità di avvicinarsi per leggere il testo |
| Tastiera | Davanti al corpo, con polsi in linea con gli avambracci | Polsi piegati verso l’alto o verso il basso |
| Mouse | Accanto alla tastiera, sulla stessa superficie | Braccio allungato lateralmente |
Pause e movimento: cosa fare ogni 30 minuti
Con una postazione in piedi, il rischio dipende anche dalla continuità della posizione. PuntoSicuro (2022) considera importante una pausa breve per muoversi ogni 30 minuti.
Ripartizione indicativa delle posizioni
PuntoSicuro (2022) indica una ripartizione indicativa della giornata lavorativa, utile come punto di partenza per pianificare i cambi di posizione:
| Posizione | Quota indicativa | Attività tipiche |
|---|---|---|
| In piedi | circa 30% | Lavoro alla postazione in piedi, con il tappetino antifatica |
| Seduti | circa 60% | Attività che richiedono una postazione seduta |
| Camminando o muovendosi | circa 10% | Brevi spostamenti e micro-movimenti tra un compito e l’altro |
Le percentuali sono indicative, non prescrittive: la distribuzione reale va adattata alla persona e alle mansioni.
Micro-movimenti e alternanza dell’appoggio dei piedi
Durante la fase in piedi, il modo più semplice per variare il carico è alternare l’appoggio dei piedi. Le azioni pratiche sono:
- spostare il peso da un piede all’altro, con regolarità;
- fare un piccolo passo laterale o avanti e indietro, restando vicino alla postazione;
- sedersi e rialzarsi quando il compito lo consente, senza interrompere il lavoro più del necessario;
- durante la pausa, percorrere brevemente l’ambiente di lavoro.
I micro-movimenti vanno integrati ai cambi di posizione, non usati al loro posto.
Quando serve anche una sedia o una pedana?
Quando la posizione in piedi è prolungata, il tappetino va affiancato a un supporto che consenta di cambiare postura, cioè uno sgabello di supporto o una pedana poggiapiedi, da usare in momenti diversi della giornata.
Sgabello o sedia di supporto per le pause
Lo sgabello serve per sedersi brevemente senza lasciare la postazione. Lo collochi a portata di mano, in modo da non dover fare percorsi aggiuntivi per raggiungerlo. Quando è seduto, regoli l’altezza in modo che i piedi poggino a terra e le cosce siano approssimativamente orizzontali. Eviti sedute su superfici troppo basse, perché obbligano a flettere il busto in avanti per lavorare al piano.
Pedana poggiapiedi per alternare la posizione del piede
La pedana poggiapiedi è un piano rialzato di altezza ridotta, da appoggiare sotto la scrivania o accanto alla postazione. Permette di alternare l’appoggio di un piede e poi dell’altro, riducendo il carico statico su una sola gamba. Mantenga il ginocchio leggermente flesso e il bacino allineato, evitando di inarcare la schiena per compensare un appoggio troppo alto.
| Situazione | Supporto consigliato | Uso operativo |
|---|---|---|
| Pause sedute brevi durante la giornata in piedi | Sgabello di supporto | Collocato accanto alla postazione, senza spostarsi |
| Alternanza del carico tra le gambe durante il lavoro | Pedana poggiapiedi | Appoggio alternato del piede, ginocchio leggermente flesso |
Casi in cui la posizione in piedi non è riducibile
Ci sono mansioni che richiedono di restare in piedi per gran parte del turno, come quelle al banco di accoglienza o in alcune postazioni tecniche. In questi contesti, il supporto non può sostituire la posizione in piedi, ma deve integrarla. La scelta tra sgabello, pedana o entrambi va definita per ogni persona e per ogni tipo di compito, non in modo uniforme per tutto il personale.
Domande frequenti
Da quanto tempo si considera prolungata la posizione in piedi?
Secondo PuntoSicuro (2022), il lavoro in piedi è prolungato oltre un’ora continuativa oppure oltre quattro ore complessive nell’arco della giornata. La fonte è un articolo specializzato e non il testo ufficiale dell’INL, quindi conviene verificare il criterio sul documento originale prima di applicarlo in azienda.
Il tappetino antifatica basta a ridurre la fatica da stare in piedi?
No. Il tappetino è una misura complementare, da affiancare alle solette imbottite quando la posizione in piedi non può essere evitata, e non sostituisce la riduzione del tempo trascorso in piedi. PuntoSicuro (2022) indica inoltre una pausa breve per muoversi ogni 30 minuti.
Quando conviene rivolgersi al medico per fastidi alle gambe o alla schiena?
Se dolore, gonfiore o formicolio alle gambe o alla schiena persistono, bisogna interrompere la posizione in piedi e consultare il medico. In caso di gonfiore improvviso o di dolore intenso a una sola gamba, serve assistenza medica urgente.