La regola 20-20-20 è una pausa visiva breve e ripetuta per chi lavora davanti allo schermo: ogni 20 minuti si guarda per 20 secondi un oggetto a circa 6 metri di distanza. Il principio riguarda la gestione della messa a fuoco ravvicinata prolungata. La pausa interrompe lo sforzo continuo richiesto dal testo e dalle immagini sul monitor.

Cos’è la regola 20-20-20

La regola prende il nome dai tre numeri che la compongono: 20 minuti di lavoro al videoterminale, 20 secondi di sguardo a distanza e 20 piedi di distanza, pari a circa 6 metri. Secondo All About Vision (2025), la formulazione è attribuita a Jeffrey Anshel, negli anni Novanta, ed è adattata da indicazioni dell’American Optometric Association.

ElementoValoreFunzione
Intervallo di lavoro20 minutiFrequenza della pausa
Durata dello sguardo a distanza20 secondiTempo di rilassamento oculare
Distanza dell’oggettocirca 6 metri (20 piedi)Punto di messa a fuoco lontana

Muscolo ciliare e messa a fuoco

Il muscolo ciliare è il muscolo interno dell’occhio che modifica la curvatura del cristallino per mettere a fuoco gli oggetti vicini. Quando lo schermo viene fissato a breve distanza per lungo tempo, il muscolo resta in stato di contrazione. Guardare un oggetto lontano permette di rilassarlo, perché la messa a fuoco a distanza richiede un intervento minore di questo muscolo, secondo All About Vision (2025).

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Calo dell’ammiccamento

Durante l’uso prolungato dello schermo la frequenza con cui si sbatte le palpebre tende a diminuire. Lo sguardo a distanza interrompe questa condizione e dà alla superficie oculare il tempo di ricevere un nuovo strato di film lacrimale. Il meccanismo è descritto nella stessa fonte, che non riporta valori numerici sulla variazione della frequenza di ammiccamento.

Come applicarla

  1. Imposti un promemoria ogni 20 minuti di lavoro al monitor.
  2. Sposti lo sguardo su un punto a circa 6 metri, come una parete o una finestra lontana.
  3. Mantenga lo sguardo per 20 secondi, senza forzare la messa a fuoco.
  4. Riprenda il lavoro sullo schermo.

Cos'è la regola 20-20-20

Cosa dice la legge italiana sulle pause al PC

L’articolo 175 del D.Lgs. 81/2008 disciplina le pause per chi lavora al videoterminale. Secondo il testo della norma pubblicato da testo-unico-sicurezza.com (2008), il principio è questo: chi usa uno schermo ha diritto a interrompere l’attività. Le modalità concrete vengono definite in parte dalla legge e in parte dai contratti di lavoro. In caso di dubbi sull’applicazione al proprio caso, conviene rivolgersi alla rappresentanza sindacale, al servizio di prevenzione dell’azienda o a un consulente del lavoro.

Il diritto alla pausa o al cambio di attività

Il comma 1 stabilisce che il lavoratore al videoterminale ha diritto a un’interruzione della propria attività, attraverso pause oppure tramite un cambiamento di attività. Il cambio di attività consiste nel passare a un compito che non richiede l’uso dello schermo.

La soglia delle 20 ore settimanali

Secondo money.it, la tutela riguarda chi utilizza un dispositivo con schermo in modo sistematico o abituale, per almeno 20 ore settimanali. Per capire se rientra nella soglia, conviene stimare quante ore a settimana si trascorrono effettivamente davanti allo schermo, comprese quelle svolte da casa.

Modalità e default legale

I commi 2 e 3 affidano le modalità delle pause alla contrattazione collettiva, anche aziendale. Se il contratto non prevede nulla, si applica il default legale: 15 minuti di pausa ogni 120 minuti di applicazione continuativa al videoterminale.

ElementoCosa prevede l’art. 175
Diritto (comma 1)Interruzione tramite pause o cambio di attività
Modalità (commi 2-3)Definite dalla contrattazione collettiva, anche aziendale
Default legale15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo al videoterminale
Soglia di riferimentoAlmeno 20 ore settimanali di utilizzo sistematico o abituale (money.it)

Il riferimento al lavoro «continuativo» significa che il conteggio riguarda il tempo ininterrotto davanti allo schermo, non il totale della giornata.

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La regola 20-20-20 funziona davvero?

Le evidenze disponibili sulla regola 20-20-20 sono limitate. All About Vision (2025) descrive il possibile meccanismo, ma non cita uno studio dedicato alla regola in sé. L’efficacia sull’affaticamento visivo è quindi plausibile e molto diffusa, ma non dimostrata con dati specifici sulla regola.

Assenza di studi specifici sulla regola

Le fonti ufficiali consultate non riportano studi clinici che misurino l’effetto della pausa 20-20-20 sull’affaticamento visivo rispetto ad altre pause o a nessuna pausa. Nelle fonti consultate non sono quindi presenti dati su quanto la regola riduca i sintomi, né su quale frequenza o durata sia più efficace.

AspettoStato delle evidenze
Studio clinico sulla regola in séNon citato da All About Vision (2025)
Distanza di riferimentoCirca 20 piedi (circa 6 m)

Sintomi di affaticamento visivo da schermo

L’affaticamento visivo da schermo si manifesta in genere con bruciore, secchezza o lacrimazione degli occhi, visione offuscata dopo lunghe sessioni e cefalea. Le fonti consultate non forniscono dati sulla frequenza di questi disturbi tra i lavoratori al videoterminale, quindi non è possibile stabilire quanto siano diffusi. Per questo motivo i sintomi elencati servono come segnali da osservare, non come criteri per verificare l’efficacia della regola.

Limiti dell’applicazione e dell’autovalutazione personale

La regola è un promemoria a intervalli fissi, non un test. Il suo rispetto dipende dalla possibilità di individuare un oggetto a circa 6 m, che in alcuni uffici o postazioni domestiche può non essere disponibile.

Anche la valutazione soggettiva dell’affaticamento ha dei limiti: la percezione del disagio varia da persona a persona e può essere alterata da altre cause, come l’illuminazione o la postura.

Pausa di 20 secondi o di 15 minuti?

Una micro-pausa di 20 secondi e una pausa di qualche minuto hanno funzioni diverse e non si sostituiscono a vicenda. La regola 20-20-20, riportata da All About Vision (2025), indica di guardare un oggetto a circa 20 piedi (circa 6 metri) per 20 secondi ogni 20 minuti. È un intervallo breve che si può fare senza lasciare la postazione. La scelta tra le due modalità dipende dal tipo di lavoro e da ciò che Lei vuole ottenere nel corso della giornata.

CaratteristicaMicro-pausaPausa lunga (di qualche minuto)
Durata20 secondiAlcuni minuti
Frequenza indicataOgni 20 minuti (All About Vision, 2025)15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa, se il contratto collettivo non dispone diversamente (art. 175)
Azione principaleInterrompere la fissazione dello schermoCambiare posizione, muoversi o passare ad altro compito
RequisitiNessuno spostamento dalla postazioneRichiede di allontanarsi dallo schermo

Effetti di micro-pause frequenti rispetto a pause lunghe

Le micro-pause interrompono con regolarità un’attività continuativa al videoterminale, quindi agiscono sulla durata ininterrotta della fissazione. Non modificano però la postura in modo sostanziale: per questo non sostituiscono una pausa più lunga, durante la quale è possibile alzarsi e variare la posizione. Le fonti ufficiali consultate non confrontano in termini quantitativi l’efficacia dei due approcci, perciò la differenza va letta sul piano funzionale e non su quello dei risultati misurati.

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Quando preferire una pausa di qualche minuto

Una pausa più lunga è più adatta quando:

  • esistono mansioni senza schermo, che possono essere svolte durante la pausa (money.it).

Combinare micro-pause e pausa lunga nella giornata

Un ritmo funzionale prevede micro-pause regolari, che Lei può distribuire lungo tutta la giornata, e una pausa più lunga inserita in momenti definiti. Secondo money.it, le pause non si cumulano all’inizio o alla fine della giornata. Non conviene quindi spostare una pausa lunga a inizio o fine turno per recuperare micro-pause non effettuate: ogni interruzione va collocata nell’orario di lavoro in cui serve.

Come impostare le pause in smart working

Le modalità sono definite dalla contrattazione collettiva, anche aziendale. In mancanza di previsioni contrattuali, si applica il riferimento legale di 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa (Art. 175, commi 2-3). Per organizzare le pause in modo ricorrente, può essere utile partire da questi valori e poi costruire il promemoria, il calendario e la gestione delle riunioni.

RiferimentoValoreFonte
Pausa in assenza di previsioni contrattuali15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativaArt. 175, commi 2-3, D.Lgs. 81/2008 (testo-unico-sicurezza.com, 2008)
Soglia di applicazioneuso sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanalimoney.it

Promemoria con timer o notifiche sul dispositivo

Un timer impostato sul computer o sul telefono è il metodo più semplice per rispettare un intervallo regolare. Imposti l’intervallo sulla base del riferimento di 120 minuti, quindi definisca una pausa breve e concreta, come alzarsi dalla sedia o cambiare attività. Il promemoria serve a interrompere il lavoro, non a sostituirlo con un’altra attività sullo schermo. Per la pausa visiva si può impostare un secondo promemoria ogni 20 minuti, secondo la regola 20-20-20, distinto da quello della pausa di 15 minuti.

Pause inserite nel calendario di lavoro

Inserire le pause nel calendario come eventi ricorrenti le rende visibili agli altri e ne riduce la sovrapposizione con le riunioni.

Gestione delle pause durante le videochiamate

Le riunioni possono prolungare l’applicazione continuativa al videoterminale oltre i 120 minuti di riferimento. Per evitarlo, inserisca una pausa tra un incontro e il successivo e lasci uno spazio libero nel calendario. Quando una riunione prevede soltanto l’ascolto e non la partecipazione attiva, il passaggio a un’altra attività può coincidere con la pausa.

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Come impostare le pause in smart working

Postazione e postura per ridurre l’affaticamento

Per ridurre il carico su collo, schiena e occhi conviene regolare la postazione in quest’ordine: prima la sedia, poi lo schermo, infine la tastiera. Gli elementi sono collegati: la posizione degli occhi dipende da come si siede, e l’altezza dello schermo dipende da quella posizione. Le fonti ufficiali consultate non indicano una distanza precisa in centimetri, quindi il criterio pratico è semplice: lo schermo deve essere leggibile senza avvicinarsi né protendere il busto.

Altezza e distanza dello schermo

Il bordo superiore dello schermo deve trovarsi all’altezza degli occhi o poco sotto. Uno schermo troppo alto costringe a sollevare il mento e a tendere la nuca, mentre uno troppo basso porta a inclinare il capo in avanti per tutta la giornata. Se usa un portatile, un supporto o una tastiera esterna permettono di alzare lo schermo senza modificare la postura.

Appoggio lombare e dei piedi

La schiena deve trovare sostegno nella zona lombare, con il bacino il più arretrato possibile sullo schienale. Un supporto lombare regolabile o un cuscino aiuta a mantenere la curva naturale della parte bassa della schiena, senza spingere il busto in avanti.

I piedi devono poggiare interamente a terra o su un appoggio dei piedi. Se il piede non tocca il pavimento, il peso si scarica sulla coscia e sulla zona lombare, e le gambe incrociate peggiorano la situazione.

ElementoPosizione correttaSegnale di errore
Bordo superiore dello schermoAll’altezza degli occhi o poco sottoCollo teso, mento sollevato
Distanza di letturaTesto leggibile senza protendere il bustoAvvicinarsi allo schermo
Supporto lombareSchiena appoggiata nella zona lombareSchiena incurvata in avanti
PiediAppoggio pieno a terra o su poggiapiediPiedi sospesi, gambe incrociate

Esercizi e stretching da fare alla scrivania

Gli esercizi seduti compensano la posizione statica mantenuta davanti allo schermo. Si eseguono senza alzarsi, con movimenti lenti e controllati, fermandosi appena prima del punto di fastidio.

Mobilità di collo e spalle da seduti

EsercizioZonaGesto
Rotazione del capoColloGira lo sguardo da un lato e dall’altro, con il mento parallelo al pavimento e le spalle ferme
Inclinazione lateraleColloPorta l’orecchio verso la spalla senza sollevare la spalla
Cerchi con le spalleSpalleMuove le spalle in cerchio all’indietro, poi in avanti, con ampiezza crescente
Apertura del pettoSpalle e parte alta della schienaIntreccia le dita dietro la schiena e allarga delicatamente i gomiti verso il basso

Estensione della schiena sulla sedia

Si siede con il bacino appoggiato in fondo alla seduta e le mani sui fianchi o sulla parte alta dello schienale. Da questa posizione si inarca lentamente la schiena, portando il petto in avanti e lo sguardo verso l’alto, poi si torna alla posizione neutra. L’esercizio si ripete alcune volte, senza scivolare in avanti dalla seduta e senza spingere con le mani sul collo.

Ammiccamento e palming per gli occhi

L’ammiccamento tende a diminuire durante l’uso dello schermo, come spiega All About Vision (2025). Per riequilibrarlo basta chiudere e riaprire le palpebre lentamente, in modo completo, più volte di seguito.

Il palming consiste nello sfregare i palmi delle mani fino a sentirli tiepidi, poi appoggiarli sulle palpebre chiuse, con i gomiti sostenuti dal piano del tavolo. Si resta in questa posizione respirando con calma, al buio, per qualche istante.

Quando parlare con il medico competente?

Il medico competente è la figura che, in azienda, valuta la salute dei lavoratori in relazione ai rischi del lavoro. Secondo testo-unico-sicurezza.com (2008), l’art. 175, comma 4, del D.Lgs. 81/2008 prevede che modalità e durata delle pause possano essere stabilite temporaneamente a livello individuale, se il medico competente ne evidenzia la necessità. Per questo la richiesta di un regime di pause personalizzato non dipende da una scelta autonoma: passa dalla valutazione medica.

Pause individuali su indicazione medica

Le pause individuali hanno carattere temporaneo: nascono da una valutazione specifica e non valgono automaticamente per tutti i colleghi. Per attivarle conviene:

  • descrivere al medico competente i disturbi legati all’uso dello schermo, indicando con quale frequenza compaiono e per quanto tempo durano;
  • chiedere che le modalità e la durata delle pause siano indicate per iscritto;
  • verificare con il datore di lavoro come organizzare la pausa.

Controllo della vista ogni due anni

Money.it indica che un controllo della vista è consigliato almeno ogni due anni per chi lavora al videoterminale. La regola 20-20-20 non sostituisce la visita oculistica. Durante il controllo è utile riferire all’oculista le ore passate ogni giorno davanti allo schermo, così la valutazione può tenerne conto.

Sintomi persistenti da sottoporre a visita specialistica

Una visita specialistica è opportuna quando i disturbi non diminuiscono dopo le pause e dopo gli adattamenti della postazione. Le fonti ufficiali consultate non elencano in modo specifico i sintomi che richiedono una visita, quindi è prudente rivolgersi a un professionista quando il disturbo si ripresenta con regolarità. Se compaiono all’improvviso un calo della vista, visione doppia, dolore oculare intenso o lampi luminosi, non bisogna attendere: serve una valutazione medica urgente.

Domande frequenti

A chi si applica la tutela sulle pause al videoterminale?

La tutela riguarda chi usa uno schermo in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali, secondo money.it. Se nella stessa giornata sono previste mansioni senza schermo, la pausa può essere impiegata per svolgerle, e le pause non si sommano all’inizio o alla fine della giornata.

La regola 20-20-20 sostituisce il controllo della vista?

No. La regola è una pausa visiva di lavoro e non sostituisce una valutazione specialistica: money.it consiglia un controllo della vista almeno ogni due anni. Anche All About Vision (2025) non cita studi che valutino la regola in sé, quindi va considerata una buona abitudine pratica più che un intervento dimostrato.

Cosa cambia se il contratto collettivo fissa pause diverse?

Le modalità delle pause sono stabilite dalla contrattazione collettiva, anche aziendale, e prevalgono su quelle generiche. Se il contratto non dispone nulla, il testo del D.Lgs. 81/2008 (testo-unico-sicurezza.com, 2008) prevede 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa, e il medico competente può disporre pause individuali temporanee quando ne rileva la necessità.

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