Secondo il D.Lgs. 81/2008, chi usa il videoterminale in modo sistematico per almeno 20 ore settimanali rientra tra i videoterminalisti e ha diritto a una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo, salvo diverse disposizioni contrattuali. Il datore di lavoro deve inoltre valutare i rischi della postazione e adottare misure per ridurli. Di seguito i tre requisiti principali e le fasi pratiche per applicarli.
Cosa dice la legge sulle pause al videoterminale
Chi rientra nella definizione
Il Titolo VII del D.Lgs. 81/2008 definisce videoterminalista il lavoratore che utilizza un videoterminale in modo sistematico per almeno 20 ore settimanali (art. 173), secondo testo-unico-sicurezza.com (2008). Il parametro è settimanale: per verificare se una persona rientra nella definizione, occorre sommare le ore effettive di utilizzo dello schermo nell’arco della settimana.
La pausa obbligatoria
In assenza di disposizioni contrattuali, il videoterminalista ha diritto a una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo al videoterminale (art. 175), come riportato da testo-unico-sicurezza.com (2008).
| Requisito | Valore | Riferimento |
|---|---|---|
| Soglia di utilizzo | Almeno 20 ore settimanali, in modo sistematico | Art. 173 |
| Durata della pausa | 15 minuti | Art. 175 |
| Frequenza della pausa | Ogni 120 minuti di lavoro continuativo | Art. 175 |
| Condizione di applicazione | In assenza di disposizioni contrattuali | Art. 175 |
La valutazione dei rischi del datore di lavoro
L’articolo 174 impone al datore di lavoro di effettuare una valutazione dei rischi specifica per il videoterminale, che riguarda la vista, la postura e l’affaticamento mentale. Le misure adottate per ridurre questi rischi devono rispettare i requisiti minimi dell’Allegato XXXIV (testo-unico-sicurezza.com, 2008). In pratica, il percorso prevede tre fasi:
- identificare i lavoratori che superano le 20 ore settimanali di utilizzo;
- analizzare ogni postazione rispetto ai tre fattori di rischio (vista, postura, affaticamento mentale);
- adottare le misure correttive richieste dall’Allegato XXXIV e documentarle nella valutazione.
Perché le pause sono rilevanti
Secondo PuntoSicuro (2021), circa tre lavoratori europei su cinque soffrono di disturbi muscoloscheletrici, causati o aggravati soprattutto dalle posizioni assunte al lavoro, e durante il lavoro a distanza del periodo Covid-19 questi disturbi si sono intensificati. La stessa fonte indica le pause attive come raccomandate nel lavoro sedentario al computer, e cita lo strumento ParcAGILE, che propone brevi sessioni video dedicate a collo, spalle, braccia e schiena.

Quali pause attive scegliere?
La scelta della pausa dipende da tre elementi: la durata del lavoro continuativo al videoterminale, l’orario giornaliero e la postura che il lavoro sollecita di più.
Soglie di riferimento
| Situazione | Riferimento | Fonte |
|---|---|---|
| Orario giornaliero superiore a 6 ore | una pausa | D.Lgs. 66/2003, secondo PuntoSicuro (2021) |
Le fonti consultate non indicano la durata della pausa prevista dal D.Lgs. 66/2003.
Micro-pause
Le micro-pause sono brevi interruzioni eseguite senza allontanarsi dalla postazione, come un cambio di posizione seduta o qualche movimento per collo e spalle. Le fonti consultate non stabiliscono una durata né una frequenza specifiche per le micro-pause.
Pausa breve
La pausa breve è il momento adatto a una sessione guidata di esercizi per collo, spalle, braccia e schiena.
Pausa lunga
La pausa prevista dal D.Lgs. 66/2003 quando l’orario giornaliero supera le 6 ore è distinta dalla pausa al videoterminale. Le fonti consultate non ne indicano la durata, quindi conviene verificarla nel contratto collettivo applicato. Può essere usata per spostarsi o camminare.
Scelta in base alla postura prevalente
Si individui la zona più affaticata a fine giornata e si scelga la sessione corrispondente:
- Collo e spalle: sessioni dedicate a collo e spalle.
- Braccia: sessioni dedicate alle braccia, utili quando tastiera e mouse richiedono una presa costante.
- Schiena: sessioni dedicate alla schiena, in caso di seduta prolungata senza variazioni.
Come impostare un programma di benessere aziendale
Un programma di benessere aziendale con pause attive richiede tre fasi: rilevare i bisogni dei dipendenti, assegnare responsabilità chiare e pianificare le pause in modo verificabile.
1. Analisi dei bisogni con questionario
Prima di scegliere le attività, conviene raccogliere informazioni direttamente dai dipendenti. Un questionario anonimo permette di capire:
- quante ore al giorno ogni persona trascorre davanti allo schermo;
- in quali zone del corpo avverte fastidi (collo, spalle, braccia, schiena);
- se la fatica percepita riguarda soprattutto la vista o la concentrazione;
- quali pause riescono effettivamente a fare e quali ostacoli incontrano.
Le risposte vanno incrociate con la valutazione dei rischi già presente in azienda. Se il questionario mostra disturbi concentrati in un reparto, l’intervento va calibrato su quel gruppo di lavoro.
2. Ruoli di HR, RSPP e referenti di reparto
Un programma funziona solo se ogni figura ha un compito definito:
- HR: coordina la raccolta dei questionari, pianifica il calendario e comunica il programma ai dipendenti.
- RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione): integra il programma nella valutazione dei rischi e individua le postazioni da correggere.
- Referenti di reparto: raccolgono riscontri periodici, segnalano eventuali difficoltà organizzative e controllano che le pause vengano effettivamente svolte.
3. Calendario delle pause e promemoria digitali
Il calendario deve partire dalle soglie di legge, poi adattarsi all’organizzazione del lavoro.
| Riferimento | Soglia | Pausa prevista |
|---|---|---|
| D.Lgs. 66/2003 | Orario giornaliero superiore a 6 ore | Una pausa |
Per rendere la pausa attiva un’abitudine, si possono impostare promemoria digitali sul calendario aziendale o su un’app di notifiche.
Infine, il programma va rivalutato periodicamente, ripetendo il questionario e confrontando i risultati con quelli iniziali, così da verificare se i disturbi segnalati diminuiscono.
Postazione e postura: le basi
La regolazione di una postazione videoterminale riguarda quattro elementi: schermo, sedia, tastiera e appoggio degli arti. Le fonti ufficiali consultate non riportano in questa sede i valori numerici dell’Allegato XXXIV, quindi le indicazioni seguenti descrivono un criterio di verifica pratico.
| Elemento | Regolazione | Verifica pratica |
|---|---|---|
| Schermo | Bordo superiore all’altezza degli occhi o leggermente sotto | Lo sguardo cade sulla parte alta dello schermo senza inclinare il capo |
| Distanza dagli occhi | Distanza di lettura confortevole, con caratteri nitidi | Nessun bisogno di protendere il busto per leggere |
| Sedia | Schienale che sostiene la zona lombare, piedi appoggiati a terra | Ginocchia non più alte delle anche, nessuna pressione sul bordo del sedile |
| Gomiti | Avambracci appoggiati, angolo aperto senza forzature | Spalle rilassate, senza sollevarle |
| Tastiera e mouse | Stesso piano di lavoro, polsi in posizione neutra | Polsi né piegati verso l’alto né verso il basso |
Conviene regolare nell’ordine: prima la sedia, poi lo schermo, infine tastiera e mouse. In questo modo l’altezza dello schermo si calibra su una seduta già stabile.

Come prevenire il mal di schiena in smart working?
Il lavoro da casa spesso avviene su superfici non progettate per l’uso prolungato al computer, come divano, letto o tavolo da pranzo. Il rischio lombare dipende dalla postura che queste superfici impongono, dalla durata della sessione e dalla frequenza delle pause. Tre misure pratiche sono limitare le sessioni su superfici inadatte, sostenere la curva lombare e rispettare pause regolari.
Statistiche sui disturbi muscoloscheletrici in Europa
Secondo PuntoSicuro (2021), circa tre lavoratori europei su cinque soffrono di disturbi muscoloscheletrici, causati o aggravati soprattutto dalle posizioni assunte al lavoro. Il dato riguarda i lavoratori in generale e non il solo smart working.
Supporto lombare e cuscino
Un supporto lombare serve a mantenere la curva naturale della zona bassa della schiena quando la seduta è poco strutturata, come su un divano con schienale basso o cedevole. Il cuscino va posizionato all’altezza della curva lombare, non sotto le scapole, e va regolato in modo che la schiena resti a contatto con lo schienale senza che il bacino scivoli in avanti.
Le fonti ufficiali consultate non precisano dimensioni, spessori o materiali consigliati per questi cuscini, quindi è opportuno valutare la scelta in base alla sensazione di sostegno durante la seduta.
Postazioni improvvisate su divano e letto
Una postazione improvvisata è una seduta non regolabile in altezza e senza schienale adeguato. Su questi supporti il bacino tende ad arretrare e la colonna si incurva, con carico concentrato sulla zona lombare.
| Superficie | Problema tipico | Misura pratica |
|---|---|---|
| Divano | Seduta bassa e schienale inclinato all’indietro | Usare un piano d’appoggio per il portatile a livello dei gomiti, con schermo e tastiera separati |
| Letto | Appoggio morbido e schiena poco supportata | Sostituire il letto con una sedia dotata di schienale, usando un cuscino lombare se la seduta è poco strutturata, e limitare la durata della sessione |
Esercizi di stretching da fare alla scrivania
Le pause attive sono brevi sequenze di movimento che si eseguono senza lasciare la postazione. Per il lavoro sedentario al computer sono raccomandate perché interrompono la posizione statica che favorisce i disturbi muscoloscheletrici.
Un formato pratico è quello delle sessioni video guidate. Chi lavora da casa può usare un video analogo, purché i movimenti riguardino collo, spalle, braccia e schiena e siano eseguibili da seduti.
Collo e spalle
Il collo tende a protendersi in avanti quando si guarda lo schermo, quindi gli esercizi devono riportare il capo in asse e rilasciare il trapezio.
| Distretto | Movimento | Esecuzione |
|---|---|---|
| Collo | Inclinazione laterale | Porti l’orecchio verso la spalla mantenendo la spalla bassa; cambi lato. |
| Collo | Rotazione | Ruoti la testa verso una spalla e poi verso l’altra, senza forzare l’arco. |
| Spalle | Rotazione all’indietro | Ruoti le spalle in cerchio all’indietro, aumentando gradualmente l’ampiezza. |
| Spalle | Apertura del petto | Intrecci le dita dietro la schiena e porti le scapole verso il basso e indietro. |
Ogni movimento va eseguito lentamente e interrotto al primo segnale di tensione.
Polsi e avambracci
Mouse e tastiera sollecitano i flessori e gli estensori dell’avambraccio. Per i flessori, tenda il braccio con il palmo rivolto verso l’alto e con la mano opposta porti le dita verso il basso. Per gli estensori, inverta il movimento con il palmo rivolto verso il basso. Entrambi si eseguono da seduti, senza attrezzi.
Schiena e anche
Per la schiena, si sieda con i piedi appoggiati a terra, estenda la colonna verso l’alto e poi la fletta in avanti, lasciando il capo rilassato. Per le anche, ruoti il busto appoggiando una mano sul bracciolo, e ripeta sul lato opposto. Per il tratto lombare, inclini il bacino in avanti e indietro mantenendo la schiena allineata.
Quando inserire la pausa
Gli esercizi sopra descritti possono essere svolti durante la pausa, senza sostituirla con altra attività al computer.
Come misurare i risultati del programma?
Per valutare un programma di pause attive conviene controllare tre aspetti: se i dipendenti le svolgono, se i sintomi percepiti cambiano e se diminuiscono le assenze per disturbi muscoloscheletrici.
Tasso di adesione alle pause attive
Il tasso di adesione misura quante pause vengono effettivamente svolte rispetto a quelle previste. Si calcola dividendo le pause effettuate per le pause previste nel periodo considerato. La rilevazione può avvenire tramite un registro, un foglio condiviso o un’app di promemoria.
| Indicatore | Modalità di rilevazione | Limite da considerare |
|---|---|---|
| Pause effettuate su pause previste | Registro o strumento di tracciamento | Non misura la qualità dell’esecuzione |
| Durata media della sessione | Annotazione della durata dichiarata | Sessioni troppo brevi possono non coprire le zone interessate |
| Partecipazione per reparto | Confronto tra gruppi di lavoro | Richiede dati aggregati per non identificare i singoli |
Questionari sui sintomi prima e dopo
Un questionario sui sintomi somministrato prima dell’avvio e ripetuto a intervalli regolari permette di confrontare la situazione di partenza con quella successiva. Conviene usare sempre le stesse domande e la stessa scala di risposta, rivolgendole agli stessi gruppi di lavoro. Il Nordic Musculoskeletal Questionnaire è uno strumento standardizzato che indaga i sintomi per regione corporea, utile come riferimento per la struttura del questionario. Le aree da includere devono corrispondere a quelle trattate dalle pause.
Le risposte vanno lette per frequenza e intensità dei sintomi in ciascuna zona. Un calo nelle aree più segnalate indica un effetto del programma più chiaro di un punteggio complessivo.
Assenze per disturbi muscoloscheletrici
Le assenze aggregate per disturbi muscoloscheletrici si ricavano dai dati del personale, confrontando i giorni di assenza per questa causa nel periodo precedente e in quello successivo all’avvio. Per rendere il confronto significativo, conviene normalizzare i giorni di assenza per numero di dipendenti e considerare periodi di durata uguale, incluso lo stesso intervallo dell’anno precedente per neutralizzare fattori stagionali.
Le assenze dipendono anche da molte altre variabili, quindi una variazione nei primi mesi non va interpretata come prova definitiva dell’efficacia del programma. Per questo i tre indicatori vanno letti insieme.
Domande frequenti
Quante ore al computer servono per essere considerati videoterminalisti?
Il D.Lgs. 81/2008 (art. 173) fissa la soglia a 20 ore settimanali di utilizzo sistematico del videoterminale. Per verificarlo, Lei deve sommare le ore effettive trascorse davanti allo schermo nell’intera settimana, non in una singola giornata.
Se il mio contratto collettivo prevede pause diverse, vale ancora la regola dei 15 minuti ogni 120?
No. La pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo si applica solo in assenza di disposizioni contrattuali. Conviene quindi controllare il contratto collettivo applicato prima di organizzare le pause, e in caso di dubbi rivolgersi al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
Le pause attive sostituiscono la pausa obbligatoria?
Le pause attive, cioè brevi sequenze di movimento durante la giornata, sono indicate come pratica raccomandata per il lavoro sedentario al computer. Le fonti ufficiali consultate non precisano se il tempo dedicato agli esercizi possa essere computato come pausa legale, quindi conviene verificarlo con il datore di lavoro o con il consulente del lavoro.